Superato il concorso, ripresi la mia ricerca. Questa volta non avevo alcuna scadenza a mettermi fretta e inoltre eravamo nel pieno di una rivoluzione di cui pochi avevano capito la portata: la diffusione di Internet. Giorno dopo giorno nascevano e si moltiplicavano siti che davano la possibilità di reperire informazioni una volta introvabili. Intere pubblicazioni, tra cui i trattati che intendevo studiare e molto altro ancora, cominciavano a essere disponibili in rete in maniera gratuita come opere di pubblico dominio.
Uno dei maestri di cui volevo approfondire la conoscenza era Ludwig Deppe. Sapevo che era morto prima di aver potuto dare un’organizzazione sistematica alla sua ricerca didattica; ma sapevo pure che alcuni suoi allievi si erano dati da fare per portare avanti le sue idee. Tra questi, una in particolare, Elisabeth Caland (1862-1929), si distingueva per la fedeltà al modello e per l'organicità della trattazione.
Di Caland trovai uno scritto del 1897, intitolato Die Deppe'sche Lehre des Klavierspiels (L’insegnamento del pianoforte secondo Deppe), arricchito da alcune fotografie dell'autrice alla tastiera, che in poco meno di 50 pagine presenta una sintesi degli insegnamenti del maestro. Il libro non era mai stato pubblicato in italiano e così realizzai la traduzione che si trova nella sezione Biblioteca.
Fondamentale per Caland (e per Deppe) è mantenere una postura eretta, ben bilanciata e priva di tensioni. La mano, 'leggera come una piuma', deve assumere una posizione naturalmente arrotondata, con il lato del mignolo non più basso del lato dell'indice, e allineata all'avambraccio, formandone idealmente la continuazione; il gomito deve mantenersi vicino al corpo, ma senza alcuna costrizione.
Il collegamento tra la muscolatura della parte bassa del dorso e gli arti superiori permette di suonare col minimo sforzo e la massima resistenza: in questo starebbe il segreto della qualità del suono e della raffinatezza dell’esecuzione artistica. La condizione che permette questo collegamento è l’abbassamento della scapola, sufficiente a garantire l’ininterrotto flusso di energia dai muscoli della schiena fino alle dita. A questi precetti la scuola di Deppe aggiunge una scienza del movimento pianistico interamente fondata sui movimenti circolari (semplici) in opposizione ai movimenti rettilinei (doppi).
La successione dei gesti necessari per l'esecuzione di un brano dà vita a una vera e propria 'coreografia' di gesti orientati a produrre il più bel suono possibile, ma anche belli da vedere. Scrive Caland: « Tutti i movimenti che non siano strettamente necessari per manifestare un pensiero musicale hanno un effetto disarmonico e di disturbo sull'unità dell'espressione come pure sui legami interni di un'opera d'arte ».
Cominciai quindi a mettere in pratica alcuni esercizi posturali suggeriti da Elisabeth Caland, anche se mi sembrava proprio un'ironia della sorte che per 'rinnovare' il mio metodo di lavoro dovessi fare riferimento a persone vissute un secolo prima!
L'esercizio di base consiste nel sollevare le braccia (senza alzare le spalle!) con un leggero movimento in avanti, per poi lasciarle cadere lentamente sulla tastiera. Durante tutto l'esercizio si deve avere la netta percezione che le braccia siano sostenute dai muscoli delle spalle e della schiena; questa sensazione non dev'essere persa durante l'abbassamento delle braccia, che va compiuto molto lentamente e con grande accuratezza.
Caland suggeriva di star seduti in una posizione piuttosto bassa in modo che, quando la mano tocca i tasti, l'avambraccio fino al polso formi una linea ascendente e i tasti bianchi si trovino leggermente più in alto dei gomiti. Viene così indotta in maniera naturale la collaborazione dei muscoli delle spalle e del braccio, mentre la mano si muove sopra la tastiera.
Un secondo esercizio consiste nel far compiere lentamente al braccio sollevato e sostenuto dai muscoli dorsali un movimento circolare dall'esterno verso l'interno; durante l'esecuzione ogni elemento (braccio, avambraccio, polso, mano) regge l'altro, senza fare nulla, anzi rimanendo per quanto possibile passivo. Come il braccio deve mantenersi assolutamente tranquillo, così anche la mano sarà 'leggera come una piuma'. L'esercizio può essere eseguito lontano dal pianoforte; in questo caso l’angolo tra braccio e avambraccio rimane inalterato; altrimenti quest'angolo si modifica per consentire di spostarsi lungo la tastiera.
Mi allenai in questo modo per qualche giorno e poi provai a suonare alcuni passaggi di tecnica varia, mantenendo la postura e la condizione muscolare degli esercizi. Inoltre feci attenzione a mantenere un ottimale allineamento braccio-mano e ad effettuare movimenti di tipo circolare negli spostamenti e nei salti.
Il miglioramento nella qualità del suono e la sensazione di leggerezza e di facilità erano evidenti… forse anche troppo! Mi sembrava di non avere più alcun controllo o perlomeno non riuscivo a esercitarlo come facevo di solito. Evidentemente c'erano altri aspetti dell'esecuzione che andavano ancora studiati e armonizzati nel loro insieme.
Il primo test comunque era stato positivo. Decisi che avrei portato avanti la mia sperimentazione, anche se era evidente che non si sarebbe trattato di una passeggiata!